Ho letto in un libro prezioso che gli antichi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, chiamato “luz“, che non si decompone dopo la morte e non brucia nel fuoco. Io credo alla saggezza degli antichi. Siamo più saggi noi che avveleniamo il mondo sommergendolo di petrolio e costruiamo ogni giorno armi più micidiali? Siamo forse più felici noi “moderni” ?
Quando gli antichi hanno ricevuto il fuoco dagli Dei, sono sicuro che abbiano ricevuto anche qualche ulteriore dritta, custodita gelosamente al giorno d’oggi in qualche tempio sul monte Athos o nel Tibet. Questa cosa del luz mi ha intrigato. E mi ci sono messo alla ricerca, novello Indiana Jones. Nonostante l’età, sono ancora abbastanza magro e ho pensato di cercarlo a tastoni, magari stava nel palmo della mano destra, oppure nel costato, vicino al cuore. Ogni ricerca direttamente sul mio corpo si è rilevata infruttuosa. Allora sono ricorso all’atlante anatomico della biblioteca, ma anche lì non c’è traccia del luz.
Infine ho capito. Il luz non era “in” me. Il luz era “con” me.
Era con me tutte le volte che ho scherzato e che ho riso. Quando canticchiavo “Cuccurucucu Paloma” o battevo il pianoforte cercando “Per Elisa”. Tutte le volte che ho fatto il mio lavoro con passione vera. Quando ho strappato un sorriso ad un giorno triste di un amico. Tutte le volte che ho abbracciato e coccolato i miei figli. Quando la mia anima ha vibrato ascoltando Morricone. Era con me quando facevo a pallate di neve e quando accarezzavo un cane. Era con me nelle notti umide di pianto. Era nei miei passi goffi quando provavo a ballare il tango. Era con me tutte le volte che ho provato a scrivere poesie d’amore e nel foglio rimanevano solo geroglifici. Quando ho guardato oltre la pioggia aspettando il sole.
E lo sai a cosa stavo pensando? Che i nostri luz si incontreranno quando ti dirò ti amo, prima di baciarti.
06 set 2010 | di Andrea
Categoria: Pagine dal libro
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17 Risposte
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Questo racconto e le poesie “Gaia per me”, “L’attimo fuggente” e le altre, si richiamano. Vi è una cadenza poetica nella prosa ed una cadenza prosaica nella poesia. Sei capace di esprimere spontaneamente il flusso dei sentimenti atavici, che accomunano tutti noi. Romanticismo sì, ma con concretezza. Bravo!
bellissimo questo passo “IL LUZ”, mi fa pensare che anche se gli antichi lo identificavano con un ossicino, oggigiorno si possa paragonare all’anima che è costantemente con noi,nel bene e nel male, ci accompagna in tutte le nostre azioni,tu che ne pensi?
Ciao Francesca, intanto ti ringrazio per aver definito questo passo bellissimo
Sono d’accordo con te, il luz non è altro che l’anima, sempre con noi. Grazie ancora !!!
Se dopo tre anni ti ritrovi vicino di casa di lei che avevi cacciato, ai margini di un vero quartiere a forma di cuore, disegnato da tre sensi unici che ti obbligano nel tornare a casa tua di svoltare proprio davanti casa sua.
Se ti allontani e dopo due mesi lei parcheggia la sua auto vicino alla tua nuova casa, proprio alla stessa distanza delle case del paese precedente, 247 metri. Se sono 247 i chilometri in linea d’aria fra i vostri paesi dove abitavate 18 anni fa quando vi siete conosciuti, come chiamare una storia simile ?
Se Akenathon e Nefertiti hanno in comune molto con loro due, cosa pensare ?
Se lui sopravvive a 7 malattie mortali, e guarisce perchè pensava solo a lei e ai suo gatti, cosa dire ?
Se una sconosciuta e gratuitamente ti dice che ciò che questa società ignora esiste e vi ha colpito in egual misura, con chi prendersela ?
Mi piace come scrivi Andrea.
Ho detto la mia raccontando la verità, purtroppo e meravigliosamente la realtà. Non è un racconto quello che hai appena letto. GianVittorio, detto Addo.
Condivido in pieno il pensiero de “IL LUZ”
Teniamo un’anima imprigionata in noi, chiusa dal corpo materiale che la condiziona rendendosi servitore del quotidiano vivere, un’anima che chiede di illuminarci, riscaldarci il cuore, proprio come hai detto tu, nelle manifestazioni d’Amore, accoglienza carità.
Sarebbe semplice e gratuito abbandonarsi alle Sue richieste, ma sovente siamo sordi e insensibili ai richiami.
Grazie mille Silvia per il tuo commento, l’ho trovo profondo e per niente banale.
Ho letto l’incipit di quel che hai scritto e mi è piaciuto. Poi i miei occhi sono “scivolati” sul LUZ e… d e l i z i o s o !
…sono rimasta senza fiato per la fine. un crampo allo stomaco. subito una lacrima improvvisa.
Grazie per le tue parole, ti assicuro molti altri crampi allo stomaco se leggerai il nostro romanzo per intero…
Bello!
Caro Andrea, il”luz” di cui parli è tratto dal libro “Che tu sia per me il coltello”, scritto da David Grossman. Invito tutti a leggerlo.
E’ vero Elena, parlo proprio del bellissimo libro di Grossman, più volte citato all’interno del nostro romanzo. Visto che ci sono, ne approfitto per citarne un paragrafo bellissimo:
Appena registrata. Ho letto l’anteprima come suggeritomi. Non posso che farVi i miei complimenti, siete autentici, toccanti, appassionanti. Ho letto migliaia di libri, non parlo a caso: chiunque ami il bene non può che avere piacere a leggerVi.
Grazie mille, Francesca, i tuoi complimenti ci lusingano. Ti invito a leggere tutto il romanzo (anche con la modalità gratuita talent scout) per trovare molte altre pagine appassionanti. Grazie ancora.
complimenti per la prosa, anche io ho scritto un libro che il mondo del “cartaceo” non vuole pubblicare, chissà che non ci riuesca col mondo del web.
In fondo, io non cerco denaro, vorrei solo vedere pubblicata la mia storia, ma come al solito, se non sei qualcuno col cavolo che puoi avere la tua occasione…
spero quanto prima di potere pubblicare qualcosa, anche perché ho tante poesie da fare leggere.
Cmq, complimenti per il tuo libro, lo stralcio pèerò è poco, visto l’argomento… Ma volendo pubblicare qualcosa, io, che dovrei fare?
Ciao, Blues (un giorno ti dirò il mio vero nome)
Scusa ma sto pezzo è mica di David Grossman?
Questo l’originale:
“… ho letto una volta che gli antichi saggi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, posto all’estremità della spina dorsale. Si chiama luz in ebraico, e non si decompone dopo la morte nè brucia nel fuoco. Da lì, da quell’ossicino, l’uomo verrà ricreato al momento della resurrezione dei morti. Così per un certo periodo ho fatto un piccolo gioco: cercavo di indovinare quale fosse il luz delle persone che conoscevo. Voglio dire, quale fosse l’ultima cosa che sarebbe rimasta di loro, impossibile da distruggere e dalla quale sarebbero stati ricreati. Ovviamente ho cercato il mio, ma nessuna parte soddisfaceva tutte le condizioni. Allora ho smesso di cercarlo. L’ho dichiarato disperso finchè l’ho visto nel cortile della scuola. Subito quell’idea si è risvegliata in me e con lei è sorto il pensiero, folle e dolce, che forse il mio luz non si trova dentro di me, bensì in un’altra persona.”
Ebbene la mia domanda è: qual è il vostro luz? Al mio ci sto ancora pensando.
Sì, la mia lettera è decisamente ispirata al brano tratto da “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman, un libro che adoro e che ho citato esplicitamente nel nostro romanzo (“Dopo aver fatto l’amore, dormiremo abbracciati. La tua schiena contro il mio ventre. E io stringerò le dita dei piedi attorno alle tue caviglie, come delle mollette, perché tu non possa volar via la notte. Saremo come un’immagine in un libro di scienze: un frutto tagliato a metà, tu la buccia e io il torsolo.”). Veniamo ora alla tua domanda. Dove stanno i nostri luz? Quello della mia amica e co-autrice non lo so, non sono riuscito a trovarlo. Ed il mio luz? Chissà… a volte dubito che esista…